Dislessia: compagna di molti bambini
Dislessia: compagna di molti bambini
lunedì 5 dicembre 2011
In onore del 20 Novembre, giornata in memoria della convenzione ONU per i diritti dei bambini, ed in seguito al convegno a cui abbiamo assistito pochi giorni prima, la nostra attenzione si è voluta concentrare sul tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). In Italia si stima che tale disturbo colpisce circa il 3-4% della popolazione scolastica (appartenente sia alla fascia della Scuola Primaria che Secondaria di primo grado), una percentuale che non deve essere trascurata, ma al contrario adeguatamente riconosciuta e sostenuta. A questo proposito è buono capire di cosa si stia parlando quando trattiamo i Disturbi Specifici dell’Apprendimento ed in particolare che cosa sia la dislessia. I Disturbi Specifici dell’Apprendimento comprendono i soli disturbi delle abilità scolastiche: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia.
La principale caratteristica di questa categoria è la sua specificità, ovvero il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Ciò significa che per avere una diagnosi di dislessia, il bambino non deve presentare deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici. Tale disturbo è determinato da un'alterazione neurobiologica che caratterizza i DSA (disfunzione nel funzionamento di alcuni gruppi di cellule deputate al riconoscimento delle lettere-parole e il loro significato). Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacita e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica e quindi si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro e non impara. La dislessia si presenta in quasi costante associazione ad altri disturbi (comorbidità): questo fatto determina la marcata eterogeneità dei profili e l'espressività con cui i DSA si manifestano, comportando significative ricadute sulle indagini diagnostiche. La difficoltà di lettura, sintomo maggiormente evidente, può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura: disortografia (cioè una difficoltà di tipo ortografico, nel 60% dei casi) e disgrafia (difficoltà nel movimento fino-motorio della scrittura, cioè una cattiva resa formale, nel 43% dei casi), nel calcolo (44% dei casi) e, talvolta, anche in altre attività mentali. Tuttavia però questi bambini sono intelligenti e, di solito, vivaci e creativi. La domanda che più spesso investe soprattutto chi quotidianamente trascorrere molto tempo con loro, ossia insegnanti e genitori, è sicuramente riguardante a come si manifesta
la dislessia e a come si può riconoscere in tempi relativamente ridotti per limitare gli effetti, talvolta molto negativi, a cui si può andare in contro. La dislessia si manifesta con una lettura scorretta (numero di errori commessi durante la lettura) o lenta (tempo impiegato per la lettura) e può mostrare anche una difficoltà di comprensione del testo scritto, indipendente sia dai disturbi di comprensione in ascolto che dai disturbi di decodifica (correttezza e rapidità) del testo scritto. Il bambino spesso compie nella lettura e nella scrittura errori caratteristici come l'inversione di lettere e di numeri (es. 21 - 12) e la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d). A volte non riesce ad imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell'alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell'anno. Può fare confusione per quanto riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni, nella lettura dell'orologio) e può avere difficoltà ad esprimere verbalmente ciò che pensa. Ha inoltre difficoltà a copiare dalla lavagna e a prendere nota delle istruzioni impartite oralmente. Tutto ciò spesso comporta che il bambino finisca con l'avere problemi psicologici, quali demotivazione, scarsa autostima e immagine negativa di Sé, ma questi ovviamente sono una conseguenza, non la causa della dislessia.
Il disturbo specifico produce quindi un impatto significativo e negativo per l'adattamento scolastico e per le attività della vita quotidiana.
Come si può riconoscere un bambino dislessico?
Se al termine del primo anno della scuola primaria di primo grado il bambino presenta una delle seguenti caratteristiche è molto probabile che si tratti di dislessia:
1) difficoltà nell'associazione grafema-fonema e/o fonema grafema;
2) mancato raggiungimento del controllo sillabico in lettura e scrittura;
3) eccessiva lentezza nella lettura e scrittura;
4) incapacità a produrre le lettere in stampato maiuscolo in modo riconoscibile;
Quando il riconoscimento non è avvenuto nel corso della scuola primaria, un ragazzo dislessico come si comporta?
Le sue difficoltà non derivo quindi da scarsa voglia o mancato interesse, ma appunto da disturbi specifici non identificati nei tempi opportuni. Di seguito alcuni indicatori:
•Può leggere un brano correttamente e non cogliere il significato;
•Può avere grosse difficoltà con le cifre (tabelline), la notazione musicale o qualsiasi cosa che necessita di simboli da interpretare;
•Può avere difficoltà nella lettura e/o scrittura di lingue straniere (es. inglese, latino, greco, ecc..);
•Può scrivere una parola due volte o non scriverla;
•Può avere difficoltà nel memorizzare termini specifici, non di uso comune;
•Può avere difficoltà nello studio (storia, geografia, scienze, letteratura, problemi aritmetici) quando questo è veicolato dalla lettura e invece trovare giovamento dall'ascolto (es. registratori, adulto che legge, libri digitali);
•Non prende bene gli appunti perché non riesce ad ascoltare e scrivere contemporaneamente;
•Quando si distrae da ciò che sta leggendo o scrivendo ha grosse difficoltà a ritrovare il punto;
In seguito a questo sviluppo atipico del linguaggio è opportuno consultare le strutture competenti rivolgendosi ad uno specialista (neuropsichiatra, psicologo) per avere una diagnosi. L'Associazione Italiana Dislessia offre al riguardo una consulenza gratuita indicando i Centri competenti a cui riferirsi a seconda della Regione.
Diagnosi
Percorso diagnostico: l’invio può essere effettuato dalla scuola, dai pediatri o dai genitori.
-Anamnesi personale (fisiologica e patologica);
-Anamnesi familiare;
-Esame strumentale obiettivo;
-Test intellettivi;
-Test psicodiagnostici;
-Test specifici per DSA;
-Colloquio restituivo al bambino e alla famiglia.
La diagnosi viene posta alla fine del II anno della scuola primaria, ma è possibile già alla fine del I° anno anticipare i termini della formulazione diagnostica in seguito alla presenza di profili funzionali compromessi e di altri specifici indicatori diagnostici (ritardo del linguaggio e anamnesi familiare positiva per DSA). mUn'ulteriore strumento per la rilevazione di queste difficoltà è lo screening, inteso come ricerca-azione da condurre direttamente nelle scuole, da parte di insegnanti formati con la consulenza di professionisti sanitari.
Esso andrebbe condotto all'inizio dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia con l'obiettivo di realizzare attività didattiche-pedagogiche mirate a potenziare le abilità deficitarie.
Dopo la diagnosi il percorso è differenziato a seconda dell'età del soggetto dislessico, della specificità del disturbo (correttezza, rapidità, comprensione del testo), e dal grado di gravità.
Alcuni elementi importanti dopo aver ottenuto la diagnosi sono:
- il professionista deve comunicare la diagnosi in maniera chiara e precisa specificando anche gli aspetti psicologici secondari (demotivazione, bassa autostima, ) e redigere un referto scritto;
- indicare la possibilità dell'utilizzo di strumenti compensativi e dispensativi;
- comunicare con la scuola per creare una rete di condivisione di obiettivi e contattare il referente scolastico per la dislessia;
- programmare dei controlli a breve scadenza (minimo 6 mesi, massimo 1 anno);
- la famiglia deve prendere coscienza del problema ricordando che la strada per il recupero del dislessico è difficile in quanto il carico dei compiti scolastici resta il problema più gravoso per la famiglia stessa. Per alleggerire questa situazione si può affidare il lavoro scolastico a casa ad una persona estranea alla famiglia, in questo modo si ottengono diversi risultati: migliorare il clima familiare , riappropriarsi del ruolo di madre e non di insegnante, al fine di ridurre l'ansia della prestazione nel bambino e aumentare l'autostima e la motivazione;
- se il bambino è nel primo ciclo della scuola primaria si consiglia una terapia logopedica o una terapia neuropsicologica;
- nelle fasi successive è consigliato un intervento metacognitivo che chiarisca gli scopi della lettura a seconda del materiale da studiare al fine di incrementare la consapevolezza dei processi che intervengono nella lettura;
- l'ambiente, soprattutto quello familiare, deve appoggiare il bambino, aiutandolo nelle strategie di compenso e nella costruzione di un'immagine positiva di sé;
La tecnologia odierna ha permesso di inserire nelle varie attività scolastiche strumenti mirati a bilanciare le capacità deficitarie dei bambini dislessici. Sul mercato si possono trovare svariati programmi atti ad automatizzare il processo di lettura per quanto riguarda le abilità strumentali (correttezza e rapidità) oppure programmi che permettono di migliorare gli aspetti metacognitivi per una miglior comprensione del testo scritto.
Esistono poi software che fungono da strumenti compensativi: l'editor di testi, una tipologia di software che consente di scrivere dei testi e può essere usato in abbinamento o in sostituzione al tradizionale quaderno; la sintesi vocale, che trasforma in audio il testo digitale, importato o scritto; il traduttore automatico, programma in grado di tradurre testi in diverse lingue ed infine i libri digitali, che sono libri scolastici forniti dalle case editrici direttamente in forma digitale.
Come abbiamo potuto osservare al convegno è di estrema importanza che genitori ed insegnanti riconoscano precocemente il disturbo, scambiandosi reciprocamente informazioni ed interventi, e che comprendano che attraverso adeguati strumenti compensativi si possono attivamente e concretamente aiutare i bambini dislessici, permettendo loro di avere abilità e competenze adeguate per il loro futuro.
Lo Staff Cecopsy